Parlare di libertà è molto complesso e, come tema, mi costringe a fare delle riflessioni su più fronti.

È il valore più caro all’essere umano e, come l’acqua per il pesce, si nota solo quando manca. Libertà di pensiero, espressione, movimento, scelte senza costrizioni esterne che ci obbligano a fare quello che non vogliamo fare …

Uomini e donne sono morti per questo concetto. Il suolo su cui appoggio i piedi, nella montagna dove vivo, ricorda con lapidi sepolcrali mille vittime morte per la libertà, seppellite sotto di sé.

È il mio valore guida: quello che mi fa sentire in difficoltà e male ogni volta che percepisco che le aspettative di altri mi vogliono incastrare in modelli che non mi appartengono.

Riconosco molto bene il concetto di costrizione, condizionamento dovuto a cause esterne e, dall’altro lato, apprezzo la valenza della mia Parte Ribelle che sorge immediatamente per riequilibrare il mio assetto valoriale, riportando Libertà. Mi ricordo, per esempio, quando, dopo alcuni anni in un ruolo aziendale di prestigio in cui le formalità, le aspettative degli altri, le apparenze che io percepivo false mi costringevano in binari codificati, la mia parte Ribelle mi spinse a dire di NO a quel Ruolo, che per tante altre persone era, invece, una grande meta di realizzazione. Tornai a ricoprire un Ruolo più in linea con me stessa e subito sentii un grande senso di Libertà, che per me ha un valore enorme e senza prezzo.

Forte è stato il senso di Libertà che ho sentito quando ho chiuso l’uscio dell’appartamento dove vivevo con il mio ex marito; quando lasciai posti di lavoro per approdare ad altri o quando semplicemente vendetti immobili le cui gestioni mi imprigionavano.

Le costrizioni esterne a volte sono percepite, altre volte no. Le viviamo e ci ingabbiamo senza rendercene conto. Siamo prigionieri dei cellulari, del traffico, dei social (dobbiamo postare qualcosa altrimenti FB ci ricorda che i nostri contatti si sentono soli). Non possiamo uscire e camminare scalzi sui pochi prati delle nostre città, non possiamo uscire e cantare la prima canzone che ci viene in mente perché temiamo il giudizio degli altri.

E sul termine giudizio ci avviciniamo alla successiva disamina delle costrizioni: quelle che, noi per primi, ci diamo. Quelle che provengono da noi stessi e non dall’esterno. Il nostro giudizio interiore, le nostre passioni, anche i nostri valori sono costrizioni perché ci obbligano a vivere secondo essi.

Certo, nell’esempio precedente, io mi sono affrancata da modelli esteriori in cui non mi ritrovavo e mi sono rinchiusa nei miei.

Friedrich Wilhelm Nietzsche, nel libro Umano troppo umano scrisse che

Scegliere la libertà dello spirito comporta abbandonare costantemente i nostri ideali, diventando traditori commettendo infedeltà, (“per aver giurato fedeltà, forse a un essere del tutto immaginario come un dio, per aver dato il proprio cuore a un principe, a un partito, a una donna, a un ordine sacerdotale, a un artista, a un pensatore, in uno stato di cieca illusione che ci rapiva e ci faceva apparire quegli esseri come degni di ogni venerazione, di ogni sacrificio, si è ora indissolubilmente vincolati? Anzi, non abbiamo allora ingannato noi stessi? Non era quella una promessa ipotetica, con la seppur tacita presupposizione che quegli esseri, ai quali ci consacravamo, fossero realmente come apparivano alla nostra immaginazione? Siamo tenuti a restar fedeli ai nostri errori, anche rendendoci conto che con questa fedeltà danneggiamo il nostro io superiore? – No, non esiste nessuna legge, nessun dovere di questo tipo; noi dobbiamo diventare traditori, commettere infedeltà, sacrificare di continuo i nostri ideali”), e rinunciare senza rammarico e senza risentimento, a quasi tutto quello che ha importanza agli occhi degli altri per un sollevarsi libero e senza paura al di sopra di uomini, costumi, leggi e tradizionali valutazioni delle cose che consenta di superare i limiti dell’individualità comprendendo e vivendo in sé l’intera coscienza dell’umanità.

Nietzsche è l’esempio vivente di spirito libero e lo fa ponendoci nelle condizioni di riflettere sui nostri condizionamenti interni.

Il coaching lo vedo come lo strumento per far prendere consapevolezza alla persona dei propri condizionamenti e di farla scegliere se restare o tradirli.

Come facilitatore Voice Dialogue alla parola “Tradire” preferisco l’espressione “prendere le distanze” o “osservarli” come Parti di noi, rendendoci conto che noi siamo molto di più e che possiamo arrivare alla Libertà DA, piuttosto che alla Libertà DI.

È un percorso difficile di apprendimento, in cui noi prendiamo consapevolezza delle nostre Parti Primarie, di quelle da noi Rinnegate (anche queste ci condizionano fino a quando restano nella posizione di rinnegate) per poi osservarle e metterci in posizione neutra rispetto a entrambe. In quella posizione, che spesso viviamo nella meditazione o in altre discipline che ci aiutano al distacco, ci permettiamo, come sostiene Nietzsche, di contattare l’intera coscienza dell’umanità e di sentirci Liberi veramente.

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